L'outback

“Beyond the black stump”. Letteralmente, “oltre il ceppo nero”. È l'espressione con cui si indica un punto imprecisato e indefinibile oltre il quale inizia l'outback. Vastissima regione che occupa il centro del continente australiano, non è facile da localizzare sulla mappa, ma si può essere certi di essere arrivati quando il cielo appare immenso, l'orizzonte infinito, il silenzio assordante. E il panorama di una bellezza struggente e ancestrale. Gli abitanti? Pochissimi, autentici, australiani e più numerosi gli aborigeni, custodi dell'antica cultura indigena. È in questo vuoto assoluto che ha inizio un'avventura che permette di compiere un viaggio a ritroso nel tempo, dove le distanze si annullano, dove il villaggio o la stazione di servizio più vicina sono a 400-500 km, e dove la gente vive ancora come ai tempi dei primi conquistatori. Diviso tra Northern Territory e South Australia, l'outback si può esplorare seguendo la leggendaria Explorer's Way, che in 3.016 km collega Darwin e Adelaide. La grande avventura in questo sterminato territorio mette sulle tracce dell'esploratore John McDouall Stuart, alla scoperta di paesaggi incomparabili, per vivere il senso dell'ignoto e del mistero, per incontrare l'anima arcana delle genti native, in una terra indomita e straordinariamente magica e ipnotica. Durante il tragitto, ci s'imbatte in cittadine come Barrow Creek, Coober Pedy o Alice Springs, punto di partenza per emozionanti escursioni di bushwalking. Oltre i confini del Northern Territory, l'outback entra nel cuore del Queensland, dove pochi sono gli insediamenti umani, spesso limitati a piccoli e isolati pub che offrono anche ospitalità.

Il cuore dell’Outback

L'attrazione principale dell'outback è indubbiamente l'Ayers Rock, la “montagna” sacra degli aborigeni, nonché il più grande monolite del mondo, che sembra apparire quasi improvvisamente con la sua maestosa mole di roccia rossa in un vuoto senza fine nel cuore dell'Uluru-Kata Tjuta National Park. La stessa piana di cespugli e terra color ocra ospita anche un'impressionante sequenza di monoliti fulvi e tondeggianti che sembrano giganti pietrificati: sono i Monti Olgas, Kata Tjuta in lingua aborigena, magnetici almeno tanto quanto l'Uluru. Altra tappa è Alice Springs, capoluogo del Centro Australia, mentre la natura, aspra e infuocata, è protagonista assoluta dei successivi 530 chilometri che portano a Tennant Creek. A sud, ecco i Devil's Marbles, impressionanti globi granitici in equilibrio precario, che secondo le credenze aborigene sono le uova del Serpente Arcobaleno.


Il Top End

In una giornata di viaggio si raggiunge Katherine: il paesaggio cambia radicalmente aspetto, la distesa di rosso si trasforma in verde smeraldo, il silenzio assoluto viene interrotto dal rumore delle cascate fruscianti della regione pluviale del Top End. L'attrattiva principale è il Katherine Gorge National park, un segmento del Katherine River incastonato in una scenografica teoria di gole e rapide. Ritornati sul Track, si percorre un altro centinaio di chilometri fino a Pine Creek, dove la strada si dirama per il Kakadu National Park, autentica “cassaforte” faunistica, dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Distribuito su una superficie di 20.000 kmq, abbracciata da un muro di arenaria alto fino a 200 metri, è popolato da canguri, wallaby, coccodrilli, tartarughe e altri esemplari di specie protette. Altri 230 chilometri separano da Darwin e dalla baia di Chambers, dove a lasciare senza respiro è questa volta la distesa infinita del mare che si perde all'orizzonte.